Come quel giorno

Come quel giorno che
ci siamo incontrati nella folla di un concerto
e io ho fatto finta di voler scappare e tu hai preso la mia mano e l’hai poggiata sul tuo cuore
che a momenti ti scoppiava
e gli occhi ti tremavano
e tutto intorno si faceva silenzio

e la mia mia vita
avrei voluto si fermasse quel giorno
soli in mezzo a tutta quella gente.

Così muoio oggi
ma di nostalgia
e non c’è silenzio in questa stanza
di cui il mio cuore faccia più rumore.

Tramonto

Una spolverata di lentiggini nel cielo
che va a cadere nel mare.
Torre di controllo
ci sarà presto un naufragio
senza richiesta d’aiuto.

Ma non mi serve altro,
non mi serve niente.

Solo al vento chiedo
ancora un filo d’aria
come una carezza sul viso
prima dell’abbandono.
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Doppie punte

Ho tagliato i tuoi ricordi in luna crescente
perciò sono tornati più forti e in fretta.

O forse ne ho tagliato uno bianco
ed ecco che ne spuntano sette:

tu che guidi, velocità di crociera 45 km/h,
tu che canti in un incrocio tra Il Volo e Renato Zero,
tu che non mi parli la notte di Natale,
tu sdraiato sul letto che russi più del cane,
tu che rimetti la catena alla bici,

i tuoi occhi nei miei,
i miei occhi nei tuoi.

Questo forse vale uno,
ma finisce con una doppia punta
ed è perciò un ricordo che non sta bene.

Il mio nome

Come ti piace chiamarla?
Riesce a fare rime col suo nome?
Ti torno mai in mente
mentre fai lo scemo
quando non vuoi alzarti
quando non vuoi dormire
perché c’è un documentario
sugli squali bianchi?

Ti senti ancora Jacques Cousteau?
E le vacanze, le hai già decise le vacanze?
Entro aprile, poi è da ricchi.
Altrimenti
ti consiglio il nostro viaggio
quello prenotato
e chiuso nel cassetto.

Se poi cambi idea,
sul biglietto c’è sempre il mio nome.
Chissà se ti ricordi
come ti suonava bene in bocca
tutto storpiato.