Allora quindi è vero,
è vero che ti sposerai.
Ti faccio tanti, tanti cari auguri.

Partendo da questa semplice strofa, possiamo ripassare almeno cinque delle fantastiche figure retoriche che la nostra meravigliosa lingua annovera: una è l’enantiosemia, cioè una parola o una frase cui possono essere attribuiti due diversi significati (in questo caso auguri: per gli scaramantici, infatti, tale auspicio dovrebbe essere evitato).
L’altra è l’antifrasi, ossia l’uso di un’espressione attribuendole, spesso in chiave ironica, un significato che non le è proprio (ti faccio tanti, tanti cari auguri, mentre ben sappiamo che gli Zeroassoluto non sono esattamente entusiasti per l’annunciato evento).
Ci sarebbe pure l’andiplosi (è vero, è vero che ti sposerai) ma per stasera non ce ne frega un cazzo.
Poi, un’analogia: io ho avuto uno Scarabeo blu cui ero molto affezionata, poi è passato a mia cugina e pure lei gli ha voluto tanto bene, fino a sabato 3, data in cui è stato rubato davanti alla stazione centrale di Pescara; allo stesso modo io ho avuto un ragazzo cui ero molto affezionata, poi è passato a un’altra che sempre sabato 3 se l’è sposato, in un certosenso anche questo è un furto.
Prima di tornare a casa ho fatto la solita vasca in auto (della serie quantomepiacedechiacchierà) e ho sottratto dalla via uno di quei volantini celebrativi con la foto della giovane coppia su cui troneggia l’intestazione “Oggi sposi”.
Ora cogliete la poesia: in pratica con quell’appropriazione indebita mi sono ripresa lui. Trattasi chiaramente di una metonimia, vale a dire una parte per il tutto. Il volantino per l’uomo.